I più grandi film d’animazione sono targati Disney, un brand in grado di conquistare un intero mercato: dalla Pixar, alla Fox. Uno dei brand più amati dai bambini e anche dagli adulti, con una storia molto lunga alle spalle, iniziata nel 1923, da un signore di nome Walt Disney, nel quale riuscì a inventare e reinventare il mondo dell’animazione e dell’intrattenimento.


Avevo circa sette anni, in un lontano 1996, ricordo ancora i pomeriggi in cui non vedevo l’ora di finire i compiti per poter guardare i miei cartoni animati preferiti. I cartoni che preferivo erano sempre quelli in videocassetta e non quelli trasmetti in TV, quelli per cui avevo obbligato i miei genitori a comprare un videoregistratore, per non perdermi nemmeno un’uscita. Quei cartoni riuscivano a raccontare una storia, sapermi emozionare, darmi gioia e felicità.

Ricordo quanto ero affascinato da quei colori e da quei disegni, che si distinguevano da ogni altra cosa. Il mio cartone preferito era il Re Leone, ma avevo tutta la collezione di ogni singolo cartone animato. All’epoca non potevo nemmeno immaginare l’incredibile storia che c’era dietro al brand e al duro lavoro che veniva fatto per realizzare ogni singola sequenza d’immagini, perché ero troppo piccolo. Per me l’importante era guardare quelle videocassette ed immedesimarmi nei loro personaggi.
Non potevo neanche sapere che in tutte quelle cassette che tutt’ora ho, sono lì grazie a un signore di nome Walt Disney, che rese la mia infanzia più bella e divertente.


Cercherò di essere abbastanza sintetico, raccontando gli eventi principali. Ci sarebbe molto da scrivere, ma non è facile raccontare 96 anni di storia nei minimi dettagli e finirei con l’annoiarvi.

Walt e Roy Disney: tutto iniziò da qui

Come in ogni grande storia e ogni grande brand che conosciamo, quasi tutti hanno iniziato nello stesso modo: in un garage. E già perché tutto ebbe inizio proprio dalla casa del fratello Herbert e Roy. Walt si divertiva a sperimentare, insieme al fratello Roy cortometraggi d’animazione: ebbero un discreto successo al tempo e furono venduti per fare cassa.
I due fratelli presi dall’enorme entusiasmo decisero di realizzare un film (Alice’s Wonderland) utilizzando la tecnica mista, ossia attori veri mischiati con personaggi d’animazione. Purtroppo il costo per la produzione superò di gran lunga i ricavi e si rivelò un fallimento.
Walt, deluso da questa vicenda, si lasciò convincere dal fratello a trasferirsi a Hollywood. Qui fondarono la Disney Brother Studios nel 1923 e riuscirono a portare discreti successi negli anni a seguire. Successivamente, nel 1928 cambiarono il nome dell’azienda nominandola Walt Disney Productions.

Le cose andarono piuttosto bene, tanto che la Universal Pictures gli commissionò la realizzazione di alcuni cortometraggi: Oswald The Lucky Rabbit. Purtroppo il compenso per il lavoro da parte della Universal Pictures fu minimo e nacquero degli screzi con Walt, tanto che la compagnia situata a New York decise d’ingaggiare quasi tutti i dipendenti di Disney e di mantenere l’esclusiva sul personaggio di Oswald The Lucky Rabbit, come screzio.

Un nuovo personaggio: Micky Mouse

Walt non si scoraggiò e iniziò a progettare un personaggio tutto nuovo, prendendo spunto dai disegni che aveva creato per la Universal Studio. Dopo vari tentativi e tante bozze, arrivò la svolta epocale per la sua carriera: dal progetto uscì fuori un piccolo topo, denominato “Mortimer Mouse” che, fortunatamente, la moglie di Walt gli suggerì di utilizzare un nome più allegro da poter pronunciare ovvero: Micky Mouse (topolino).

Curiosità: il primo doppiaggio di Topolino fu realizzato da Walt Disney in persona. In quel personaggio ci mise tutto se stesso: il suo cuore e la sua mente. Ci credeva fortemente in quello che aveva realizzato.

Realizzò i primi cortometraggi introducendo il personaggio di Minnie, ma Walt sapeva che mancava ancora qualcosa, non si riteneva soddisfatto della sua realizzazione. Nel 1928, realizzò un qualcosa che non si era mai visto prima: un cartoon con sonoro (Steambot Willie“) , totalmente sincronizzato con le scene animate. Fu un successone, tanto che ebbe il pieno consenso della critica e del pubblico. 


topolino disney

Il primo classico: Biancaneve e i sette nani

Negli anni a seguire realizzò altri cortometraggi, ma la vera svolta avvenne nel 1937, quando realizzò “Biancaneve e i sette nani”: il primo lungometraggio animato della storia.
Per la realizzazione ci impiegò 2 anni e circa 1.488.000$ per la produzione: Walt e il suo team utilizzarono ballerine vere per studiarne i movimenti e dovettero disegnare all’incirca 200.000 disegni.

In quegli anni esistevano solamente cortometraggi animati e venivano considerati uno strumento per divertire le persone. Disney realizzò invece, un film animato, completamente disegnato a colori,capace di emozionare il pubblico e con una storia. Per la realizzazione nei tempi previsti Walt, fece lavorare i suoi dipendenti anche 14 ore al giorno e la critica, indispettita dall’enorme tempo di produzione, cominciò a chiamarlo “Biancaneve e la follia Disney. Ma il film uscì nei tempi stabiliti e si rivelò un successo enorme, con un incasso da record.

Gli anni 40 della Disney

Furono anni di una vera e propria sperimentazione da parte di Disney, amava molto sperimentare e odiava realizzare opere troppo simili fra loro. Diceva sempre che i suoi cartoni animati erano una forma d’arte e che non dei semplici film d’animazione.

Nel 1940 realizzò“Pinocchio”, nel quale portò l’animazione ad un altro livello, e sempre nello stesso anno produsse “Fantasia”, con protagonista Micky Mouse: il primo musical d’animazione nella storia. Entrambe le opere introducevano nuove tematiche, uno stile di realizzazione diverso e musiche classiche nel caso di “Fantasia”,completamente nuove per il pubblico. Non ebbe però l’esito sperato, entrambe le realizzazioni furono un fallimento per la critica.

Nel 1941 uscì “Dumbo” che fu un successo redditizio, ma in quell’anno Walt Disney ebbe diversi problemi. Molti lavoratori non si ritenevano soddisfatti del trattamento, pensavano che altri dipendenti ricevevano maggiori favori rispetto ad altri e si lamentavano del salario troppo basso, le donne guadagnavano la metà rispetto agli uomini e questo fu un vero problema per l’azienda. Nel momento migliore della Disney, quasi tutti i lavoratori scioperarono. Walt si trovò in una crisi senza fine, dovuta anche all’imminente seconda guerra mondiale.
Nonostante la crisi che continuò anche nel 1942, Walt contava sul successo di cassetta per rimettere in sesto la vacillante società e credeva che “Bambi” potesse adattarsi a tale scopo. Fu il primo cartone animato a rappresentare il mondo per quello che era realmente.

Nonostante il grande successo, non fu abbastanza per far quadrare i conti della società e Walt si ritrovò senza più della metà dei dipendenti.

bambi disney

Curiosità: fino agli anni 40 ci fu il grande periodo della sperimentazione Disney, ovvero i “magnifici 5”: Biancaneve,Pinocchio,Fantasia, Dumbo e Bambi . Nessuno di questi lungometraggi assomiglia all’altro.

Gli anni 50: la costruzione di Disneyland

Walt Disney, molto abbattuto dall’andamento della sua azienda, decise di prendersi una pausa e di lasciare in mano al team lo sviluppo di un nuovo lungometraggio: “Cenerentola”. Venne molto apprezzato dalla critica definendolo: “il grande ritorno della Disney”. Walt apprezzò lo sforzo del team e della realizzazione e del successo di Cenerentola , ma vedeva il lungometraggio pieno di difetti.
Tornò da quella vacanza diverso, sembrava avere altri interessi, e si concentrò su un’altra idea passando decine di ore e giornate a costruire un treno in scala ridotta, in grado di muoversi autonomamente.

Nel frattempo continuarono a uscire i lungometraggi e nel 1951 fu la volta di “Alice e nel paese delle meraviglie“. L’azienda si stava riprendendo e le cose sembravano andare per il verso giusto finalmente.
All’inizio del 1952 tutti ebbero la sensazione che Walt stesse preparando qualcosa di grande, la sua immaginazione stava decollando oltre ogni confine.
Disney liquidò ogni bene della famiglia, vendette la sua casa vacanza, prese un prestito di 100.000$ dando in garanzia la sua polizza a vita. Diede vita ad un’altra società, lanciandola in un’impresa completamente nuova.

La realizzazione di Disneyland

Disney pensava ad un luogo nel quale le persone potevano portare i loro bambini, andarci con l’intera famiglia e divertirsi: un posto magico, dove la fantasia prendeva il sopravvento.

Cominciò quindi la costruzione del parco ad Anaheim, con un budget di spesa per la realizzazione di 5 milioni di dollari. Walt fu sempre presente per vegliare sulla corretta esecuzione dei lavori, l’artefice di ogni scelta, di ogni singolo dettaglio: dal posizionamento degli alberi, alla scelta delle attrazioni.

Non mancarono diverse difficoltà nella costruzione, come la mancanza di budget, per la costruzione del parco dove ci vollero 17 milioni, il triplo di quanto fu stanziato all’inizio del progetto. Walt aggiungeva sempre migliorie, il parco doveva essere perfetto, senza alcun tipo di difetto, era inevitabile che i tempi per la realizzazione si dovessero necessariamente allungare.

disneyland

Ma Walt non volle sentire ragioni, il parco doveva aprire il 17 luglio 1955 come aveva promesso alle persone. Assunse più operai, molti dei quali lavorarono 16 ore al giorno, lo stesso Walt lavorò quasi tutta la notte il giorno prima dell’apertura e alla fine riuscì a mantenere la sua promessa: il parco fu aperto e inaugurato proprio il 17 luglio. Nel giorno di apertura ci furono molte problematiche, perché il parco necessitava di più tempo per essere aperto,come suggerito dagli operai. La critica non fu clemente con le recensioni, ma a Walt non importava: aveva finalmente realizzato il suo sogno.

Il parco attirò 1 milione di visitatori solo nelle prime 10 settimane

La grande ripresa della società e la morte di Walt

Con l’apertura del parco i conti cominciarono a tornare e Disney pagò tutti i debiti che aveva accumulato negli anni. Continuò a produrre cartoni animati tra cui: “Lilli e il Vagabondo” ( 1955), La bella addormentata nel bosco” ( 1959), La carica dei 101” (1961) e La spada nella roccia” ( 1963).

Nel 1964 fu la volta di “Mary Poppins“,che conquistò ben 5 premi oscar, ebbe un enorme successo sia commerciale che artistico.
Dal punto di vista contabile, l’evoluzione della società era visibile: i maggiori guadagni non derivavano più dai lungometraggi (7 milioni), ma dal parco ( 46 milioni).
Disney, acquistò anche un grandissimo terreno in Florida, per la costruzione di un secondo parco.

Purtroppo però, Walt morì nel 1966, all’età di 65 anni, per un cancro ai polmoni e l’azienda passò nelle mani di suo fratello Roy.

Gli anni di transizione

A causa della perdita, l’azienda entrò in un periodo di confusione e transizione, per mezzo della grande mancanza di idee. La Disney si prese del tempo per organizzare l’asset societario e non ci fu nessun grande progetto per qualche anno. Furono rilasciati gli ultimi due film supervisionati da Walt: “Il libro della giungla” e “Il più felice dei miliardari“. Roy inaugurò il parco in Florida nel 1971 il “Walt Disney World Resort” e morì nello stesso anno.

Il comando della società passò a Card Walker che cercò di risolvere i problemi quanto al più presto. Ma fu un decennio davvero duro, le ultime idee che Walt aveva lasciato si stavano esaurendo e la compagnia doveva trovare un modo per reinventarsi e andare avanti anche senza il genio dell’animazione.

La strategia della Disney era chiara, estendere il marchio in giro per il mondo e seguire le idee che Walt aveva per il futuro. Aprirono un nuovo parco a Tokyo e creato un canale apposito per bambini ( Disney Channel), costruiti altri hotel e resort a marchio Disney in giro per il mondo e aprì il primo store in California con i gadget del marchio.

A fine anni 80 lo studio ritornò ad avere successo con i film d’animazione con: “Chi ha incastrato Roger e Rabbit” e la “Sirenetta“, ma fu solo l’inizio.

loghi disney

Gli anni 90: una montagna d’oro per la Disney

La forza del brand avanzava a ritmi elevati e ormai stava diventando sempre più conosciuto in tutto il mondo, bambini e adulti conoscevano il marchio, e questo rafforzava ancora di più la posizione della Disney nel mercato.

Agli inizi degli anni 90, l’azienda iniziò a proporre nuovi film d’animazione, per osservare la reazione della critica e del pubblico, lanciarono il “Re Leone“, “La bella e la bestia” e “Aladdin” e tutti e tre furono apprezzati, battendo il record di incassi. Fu una conferma eccezionale per la Disney: per la prima volta erano riusciti a produrre dei cartoni animati esaltati dalla critica e dal pubblico, senza le idee geniali di Walt.

L’azienda capì che quello era il momento di estendere ancora maggiormente il brand. Venne aperto il primo parco europeo “Euro Disneyland
Vennero stipulati vari contratti importanti, uno tra questi fu con il Mc Donald’s, per offrire giocattoli Disney negli Happy Meals, venne fondata la società di crociere “Disney Cruise Line” e come se non bastasse, comprò i diritti della rete televisiva ABC per 19 miliardi di dollari. Inoltre fu firmato un accordo con la Pixar per co-produrre 5 film d’animazione realizzati in grafica computerizzata e l’acquisto del 5% del capitale della società.
La Disney era alla conquista di un intero mercato, in ogni parte del mondo si parlava solo di una cosa: dell’enorme forza del brand.

La supremazia del colosso Disney

Gli inizi degli anni 2000 non furono del tutto positivi per l’azienda, dovuto anche a fattori esterni, come l’attacco terroristico del 2001, che rallentò in gran parte il settore turistico. Per fronteggiare a questa emergenza, dovettero vendere tutti i Disney Store meno redditizi e tutti quelli situati in Giappone. Per non bastare, ci furono anche diversi screzi in azienda e saltarono alcune posizioni importanti, che non portarono benefici.

Nonostante ciò, la Disney continuò a stipulare contratti milionari in giro per il mondo e nel 2006 acquistò la Pixar per 7,4 miliardi di dollari.

Fu un vero colpo per la Disney, che continuò a rafforzare ancor di più il brand e non solo: in questo modo l’azienda riuscì a ottenere gran parte della fetta del mercato dell’animazione e uscire dalla piccola crisi in cui si era ritrovata.

Acquisizione della Fox

La strategia era chiara, annientare il mercato e azzerare del tutto i competitor, in che modo? Comprando tutto ciò che possa dar problemi in futuro.
Nel 2012 ci fu un altro colpo di mercato, l’acquisizione della Marvel per 7 miliardi in titoli e della LucasFilm, comprendente tutto l’universo di “Staw Wars” per 4 miliardi di dollari.
Come se non bastasse, nel 2017 Disney concluse l’acquisto per 52,4 miliardi di dollari di molte divisioni della FOX, tra cui tutti gli studi cinematografici ( Twentieth Century Fox, Fox Searchlight Pictures, Fox 2000 Pictures, Fox Family, Fox Animation), televisivi ( Twentieth Century Fox Television, FX Productions, Fox21), e internazionali. Inoltre acquisterà gran parte delle partecipazioni della piattaforma streaming Hulu.

Nel 2019 grazie a tutti i successi cinematografici la Disney supera il traguardo dei 11 miliardi di dollari d’incasso diventato la prima major al mondo ad ottenere un simile risultato.
A fine novembre del 2019 lancia la sua piattaforma streaming Disney+ in America, e da come ci hanno abituato negli ultimi anni, vorranno sicuramente entrare anche in questo mercato, dando non pochi problemi a Netflix.
Se ti interessa e desideri approfondire l’argomento di questo confronto tra tra Disney+ e Netflix: -Leggi l’articolo-

waly disney e topolino

Conclusioni

La storia della Disney ha avuto molti alti e bassi, sopratutto all’inizio, ma grazie alla perseveranza e il portare avanti con inerzia le proprie idee, Walt Disney è riuscito a costruire un impero. Anche dopo la sua morte, l’azienda è riuscita a riprendersi e andare a conquistare l’intero mercato dell’animazione e non solo. La strategia è chiara, cercare di non dare spazio ai competitor, comprando tutto ciò che possa dare problemi in un futuro prossimo.Il marchio della Disney è quasi presente ovunque e in questo l’azienda è stata perfetta. Quale sarà la loro prossima mossa?


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